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Progetto: Der Blitz 2014
Cecità bianca
MAG Riva del Garda, Museo
Fino al 2 novembre 2014
A cura di Chiara Ianeselli
+2

Cecità bianca, ph Tony Higsett

In collaborazione con Mart Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto.

Evgeny Antufiev e Federico Lanaro
Canale di Tenno, Casa degli Artisti | residenza
16-23.05.2014
Riva del Garda, Museo | mostra
28.09 - 02.11 2014
Inaugurazione 27.09 2014 | ore 18


“Le due si incroceranno, ma senza confermarsi mai l’un l’altra, senza la minima certezza, in una congettura al contempo singolare e generale, l’ipotesi della vista, niente di meno.”
- Ipotesi di lavoro? Ipotesi di scuola?
Entrambe. Davanti a me, come mandate in avanscoperta: due antenne o due esploratori per orientarmi nell’erranza, nel brancolamento, nella speculazione che si avventura da un disegno all’altro, giusto per vedere. Non sono sicuro di riuscire a dimostrare. [...] Le racconterò piuttosto una storia.”
Derrida, Memorie di cieco. L’autoritratto e altre rovine, 1990.

Evgeny Antufiev e Federico Lanaro presentano al MAG di Riva del Garda il progetto Cecità bianca. I due artisti, invitati a maggio dalla curatrice in residenza a Canale di Tenno, per una settimana si sono limitati ad ascoltare, osservare, guardando in silenzio tracce dei disegni che ipovedenti e ciechi mostravano loro. Pensieri relativi alla visione mancata, compromessa o visioni nate da pensieri invalidati, falliti per l’impossibilità stessa dell’immaginazione. Si è da subito dedotta la fragilità di questo terreno al quale si è dunque pensato di sostituire l’acqua, invitando così gli artisti a navigare con Homerus, un’associazione che insegna a ciechi e ipovedenti l’arte della vela. A distanza di quattro mesi da allora i due artisti sono chiamati a contribuire a questa riflessione con dei lavori, che in maniera diretta o meno, evocano i racconti narrati attorno al fuoco, rendendo il pubblico partecipe degli scambi avvenuti nel borgo medievale. Federico Lanaro indaga i meccanismi della visione attraverso gli strumenti e le forme che per eccellenza inglobano la volontà di esplorazione dell’uomo. L’ipotesi della visione viene scartata e poi immediatamente riconsiderata anche nelle opere di Antufiev, che esplorano diverse nature umane attraverso la natura stessa e le sue più indocili manifestazioni.


Evgeny Antufiev (Kyzyl, Tuva Republic, Russia, 1986) Vive e lavora tra Tuva e Mosca. 
Comincia i suoi studi nel 2008 presso l' Institute of Contemporary Art di Mosca  e nel
 2009 vince il Kandinsky Award come «Young Artist. Project of the Year». Principali mostre personali: Twelve, wood, dolphin, knife, bowl, mask, crystal, bones and marble - fusion. Exploring materials, Moscow Multimedia Art Museum, 2014; Twelve, wood, dolphin, knife, bowl, mask, crystal, bones and marble - fusion. Exploring materials, Reggio Emilia, Collezione Maramotti, 2013; Material Research: Absorption, REGINA Gallery, Moscow, 2012; Shining (with Ivan Oyuon), Gallery White, Moscow, 2011; Bones, Gallery White, Moscow, 2010; Wings of Horror, Navicula Artist Gallery, St. Petersburg, 2010; Myths of My Childhood, Globus Gallery, Loft Project ETAGI, St. Petersburg, 2009; Objects of Protection, «Start» space at Winzavod Center for Contemporary Art, Moscow, 2008. Principali mostre collettive: The empty pedestal, museum of archeology, Bologna, 2014; Ostalgia, New Museum, New York, 2011; Needle Work, Proun Gallery, Moscow, 2009.

Federico Lanaro (Rovereto, Tn, 1979) si è laureato nel 2004 all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Le sue opere, dalla pittura alla scultura all’installazione, sono caratterizzate da temi trasversali e da un nomadismo linguistico, che riflettono la sua esperienza personale del mondo che lo circonda. I tipici elementi della sua arte sono i colori fluo, la sintesi del segno, i soggetti e le inquadrature che invitano ad osservare il mondo da un diverso punto di vista, le figurazioni semplici, dirette ed immediate che attingono sia dalla cultura elevata, sia dal mondo semplificato della grafica. Anche per questo motivo, la sua arte si presta a diversi livelli di lettura, a seconda dell'interpretazione e della sensibilità personale dello spettatore. Il suo lavoro è fatto di tante sfumature, come l'arte ecosostenibile, l'attenzione all'universo green, le ibridazioni tra mondo animale e umano, tra individuo e massa, tra naturale e soprannaturale, il legame con la sua terra, l'interpretazione dei comportamenti umani.

Chiara Ianeselli (Trento 1989) è una curatrice indipendente con base a Trento. Laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi di ricerca su Roberto Crippa,  annovera tra le attività recenti il ruolo di curatorial assistant dell’artista Marcos Lutyens per l'Hypnotic Show e del progetto The Worldly House a dOCUMENTA (13). Nell’edizione di Artissima 19 a Torino ha ricoperto l’incarico di assistente a Francesca Bertolotti, responsabile dei progetti curatoriali. Ha curato la personale white di Fogarolli, collaborando con l’artista al workshop Go into yourself al Mart nell’ambito della Magnifica Ossessione. Ha lavorato come assistente al padiglione condiviso di Lituania – Cipro (meritevole della menzione d’onore) e del padiglione del Cile per la 55.  Biennale di Venezia. Recentemente si è dedicata alla curatela della prima personale italiana di Marcos Lutyens in collaborazione con Kristupas Sabolius, dal titolo Social pharmakon, a Boccanera. Da menzionare una seconda collaborazione con il team di Vessel, dopo l’International Curatorial Workshop, con Viviana Checchia, Francesco Scasciamacchia e Anna Santomauro. Recentemente ha seguito una performance di Lutyens nell’ambito di una personale alla Galleria Alberta Pane in collaborazione con il Centre Pompidou.

 


Per questo progetto si esprime un riconoscimento alla Cooperativa Sociale IRIFOR del Trentino Onlus, il centro provinciale di prevenzione e riabilitazione destinato a persone cieche e ipovedenti, grazie al quale gli artisti sono stati in grado di scrivere senza vedere.

Si ringrazia la Casa degli Artisti di Canale di Tenno per aver gentilmente messo a disposizione degli artisti e della curatrice i suoi spazi.

Un ringraziamento alla Collezione Maramotti, Reggio Emilia, e allo Studio d’Arte Raffaelli, Trento.

Grazie infine a Carini Edilizia, Arco (TN).