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Le collezioni Giovanni Segantini e Sguardi Gardesani
05-12-2012
Dopo il grande successo ottenuto con la mostra organizzata nel 2008 dedicata a Giovanni Segantini, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dalla nascita, l'amministrazione comunale di Arco ritiene doveroso dedicare uno spazio permanente alle opere del maestro arcense. Lo spazio individuato si trova nelle sale situate a pianterreno del seicentesco Palazzo dei Panni che da quasi dieci anni ospita l'attività espositiva della Galleria civica G. Segantini.
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Segantini

Il percorso dedicato a Giovanni Segantini si struttura come un percorso didattico attraverso la biografia dell’artista, fotografie, le parole dello stesso e osservando le opere di proprietà del comune di Arco: Autoritratto giovanile (1879/80, olio su tela), Testa di vacca (1892, olio su tela) e La madre che lava il bambino (1886/87, matita su carta) che, di volta in volta, saranno messe a confronto con altre opere del maestro arcense. Per l’occasione saranno esposti: Nella stalla (1881/83, olio su tela), La vanità (1898, gesso e carboncino su carta) e Abbozzo di autoritratto (1887, olio su tela) di proprietà della Cassa rurale di Arco e Il larice (1898, matita su carta) e l’inedito carnet di disegni di Giovanni e Gottardo Segantini di proprietà della Provincia autonoma di Trento.

Dall’Autoritratto giovanile, una delle prime opere del maestro divisionista, al disegno del Il larice, uno degli ultimi schizzi realizzato in preparazione del grande trittico dedicato alla rappresentazione della Natura, sarà possibile sia per il pubblico adulto sia per le scuole avvicinarsi alla figura dell'artista e alla sua poetica, scoprendo l’evoluzione della sua tecnica pittorica.

 

Accanto alle sale dedicate a Giovanni Segantini sarà allestita una sintesi dell’esperienza legata a Sguardigardesani: una sorta di riflessione sul paesaggio contemporaneo.

Dal 1997 al 2007 con il titolo di Sguardigardesani sono stati invitati, nelle cinque edizioni, una decina di fotografi di fama internazionale che con le loro immagini hanno documentato e indagato diversi aspetti del paesaggio alto gardesano riflettendo sugli ambiti della contemporaneità, dalle nuove identità alla suggestione di inaspettate interpretazioni della natura. Nel 1997, Gabriele Basilico e Massimo Vitali raccontano il territorio. Le immagini in bianco e nero di Basilico, che escludono la presenza umana, sono dense di capacità narrativa, mentre gli scatti di Vitali si concentrano sulla gente che diviene essenzialmente soggetto di uno scenario d’acqua. Nel 1999, John Davies e Martin Parr puntano l’obiettivo sulla riviera. Davies riflette, con un’indagine meticolosa, sui dettagli naturalistici e sugli interventi umani nel paesaggio, Martin Parr presenta la sua visione assolutamente originale, dove l’eccesso dei colori e dei corpi esposti al sole costituisce il ritratto di un’umanità affannata e inquieta. Nel 2001 sono invitati Vincenzo Castella e Toni Thorimbert. Nelle immagini di Castella è il paesaggio ad emergere, incorniciato a ricalcarne l’immobilità, mentre lo sguardo di Toni Thorimbert si ferma ora sui prati verdi ed immacolati, ora su corpi teneramente abbracciati in uno sfondo indifferente. Nel 2004 le letture di Luca Campigotto e Jordi Bernadò sono diametralmente opposte. Campigotto, nelle sue fotografie notturne, privilegia il paesaggio e la sua storia. Bernadò illustra la realtà urbana gardesana, puntando sul colore ed evidenziando con ironia spunti e dettagli. Nel 2007 Mimmo Jodice, interprete di quella singolare relazione capace di coniugare aspetto realistico e visionario, fissa luoghi diversi con acutezza e vivace emozione; mentre Bernard Plossu, attraverso immagini sensibili e raffinate, invitato l’osservatore a focalizzare il suo sguardo sfuggente e ad approfondire ogni singola impressione.