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Notti nei Musei - Il deserto dei Tartari
Riva del Garda | Museo
01-07-2013
Domenica 7 luglio 2013
Con la messa in scena dello spettacolo "Il deserto dei Tartari", prendono il via le Notti nei Musei del MAG Museo Alto Garda.
Una serie di appuntamenti accompagnerà le serate estive del Museo di Riva del Garda, abbinando alle proposte culturali e di spettacoli l'apertura della sede rivana del MAG.
Domenica 7 luglio, dalle 19 alle 22, sarà possibile visitare a ingresso libero la Pinacoteca e le mostre "Alois Beer 1900-1910. Panorami fotografici del Garda dalle collezioni del Kriegsarchiv di Vienna", "Claudio Olivieri. Il colore disvelato" e "Pietro Ricchi a lume di candela. L'Inviolata e i suoi artefici".
Alle 21, nel cortile del Museo, si potrà assistere all'intenso monologo tratto dal romanzo di Dino Buzzati "Il deserto dei Tartari", ambientato in una fortezza, proprio come lo fu la Rocca di Riva del Garda nel Medioevo.

Notti nei Musei
Riva del Garda | Museo
7 luglio 2013 | ore 21
Il deserto dei Tartari
di Dino Buzzati, adattamento teatrale a cura di Maura Pettorruso
con Woody Neri
regia Carmen Giordano
organizzazione Daniele Filosi
ingresso libero
museo aperto dalle 19 alle 22


LO SPETTACOLO

Il deserto dei Tartari è forse il romanzo più noto di Dino Buzzati. Nel 1940, il grande scrittore milanese pubblica un romanzo che lo inserisce immediatamente nel novero dei più importanti scrittori italiani del Novecento. La vicenda narrata ne Il deserto dei Tartari da Dino Buzzati, ambientata proprio in una fortezza, la Fortezza Bastiani, ormai abbandonata a causa della sua posizione non più strategica all’interno del conflitto, si traduce in un intenso monologo in cui il tenente Drogo, protagonista del romanzo, si confronta con se stesso, i suoi pensieri, i suoi desideri e le sue paure esistenziali. L’adattamento teatrale a cura di Maura Pettorruso è affidato all’interpretazione di Woody Neri, per la regia di Carmen Giordano: tre giovani artisti si confrontano con una messinscena di grande intensità, ricreando sul palco l’atmosfera, i silenzi e le parole del celeberrimo romanzo di Dino Buzzati.

produzione TrentoSpettacoli
in coproduzione con
Provincia Autonoma di Trento
Ecomuseo della Valle del Chiese

con il patrocinio di
Fondazione Dolomiti UNESCO
Associazione Internazionale Dino Buzzati

media partnership
Corriere della Sera
Corriere del Trentino


IL ROMANZO

Pubblicato nel 1940, Il deserto dei Tartari fu il romanzo che segnò la consacrazione di Dino Buzzati tra i grandi scrittori del Novecento italiano. Il romanzo segue tutta la vita di Giovanni Drogo, dal momento in cui questo, ventunenne pieno di ambizioni, arriva alla Fortezza Bastiani, sua prima destinazione dopo la recente nomina a tenente.
La Fortezza, ultimo avamposto ai confini settentrionali del regno, domina la desolata pianura chiamata “deserto dei Tartari”, un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici. Tuttavia, da molti anni nessun attacco è più giunto da quel fronte, e la Fortezza, svuotata ormai della sua importanza strategica, è rimasta solo una costruzione arroccata su una solitaria montagna, di cui molti ignorano finanche l'esistenza. Dimenticata da tutti, essa continua tuttavia a vivere secondo le norme ferree che regolano gli organismi militari, ed esercita sui suoi abitanti una sorta di malia che impedisce loro di lasciarla. I militari che la abitano sono, infatti, animati e sorretti da un'unica, inconfessata speranza: vedere apparire all'orizzonte, contro le aspettative di tutti, i nemici. Fronteggiarli, combatterli, diventare eroi: sarebbe l'unica via per restituire alla fortezza la sua importanza, per dimostrare il proprio valore e, in ultima analisi, per dare un senso agli anni spesi in quel luogo. Anche Drogo, che pure si proponeva di rimanere alla Fortezza per pochi mesi, ne rimarrà affascinato, dalle rassicuranti e pigre abitudini che vi scandiscono il tempo, dalla speranza di una futura gloria che lo porterà ad investire i suoi vent'anni, e poi la sua intera vita, in una speranzosa, e infine rassegnata, attesa. Soprattutto, domina la certezza di non poter più tornare indietro. Sin dalla sua prima licenza, dopo quattro anni di permanenza, Drogo sentirà un senso di estraneità e smarrimento nel ritornare al suo vecchio mondo, ad una casa che non può più dire sua, ad affetti a cui scopre di non saper più parlare. Nell'attesa della "grande occasione" si consuma la vita di Drogo e dei suoi compagni; su di loro trascorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni. Drogo vedrà alcuni dei suoi compagni morire, altri lasciare la fortezza ancora giovani o ormai vecchi. Fino alla beffa finale: proprio nei giorni in cui i nemici, finalmente, avanzano verso il confine, Drogo dovrà lasciare la Fortezza, dopo oltre trenta anni dal suo arrivo, minato da una malattia che non gli consente di proseguire oltre la vita militare. La morte lo coglierà solo, in un'anonima stanza di una locanda di città, ma non in preda alla rabbia e alla delusione.