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Progetto: Sguardi aperti
Presentazione del libro "I ghe ciameva lingere de galeria" e visita alla Galleria Adige-Garda
Sguardi Aperti 2018
22/04/2018 ore 14:30
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Domenica 22 aprile 2018, presso la presa sul fiume Adige a Mori (TN) in località Ravazzone, avrà luogo la presentazione della nuova e ampliata edizione del volume I ghe ciameva lingere de galeria. Storia degli uomini che hanno costruito la galleria Adige-Garda 1939-1959, a cura di Giuliana Gelmi, Donato Riccadonna e Gloria Valenti.
La pubblicazione promossa dall'associazione Araba Fenice, che rispetto all'edizione del 2013 contiene nuove testimonianze e una sezione dedicata ai minisommergibili sul Garda tra il 1943 e il 1945, fa parte della collana editoriale del MAG I luoghi del lavoro.

In occasione della presentazione del volume, domenica 22 aprile sarà possibile entrare a piedi nella galleria Adige-Garda e assistere durante il percorso alle letture di Rosanna Sega tratte dalle testimonianze presenti nel libro. L'evento, a partecipazione gratuita, verrà ripetuto due volte: alle 14.30 e alle 16.30.

L'appuntamento si inserisce nel progetto di itinerari alla scoperta del paesaggio e del territorio dell'Alto Garda Sguardi Aperti. Organizzazione curata dalla Rete museale Ledro-MUSE, MAG Museo Alto Garda e Servizio Bacini Montani della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con i Comuni di Mori e Nago Torbole, Arci di Mori e Araba Fenice di Arco.


"Lingera. Te se ‘na lingera!" Quando ti definivano così non era propriamente un complimento. Ma non era neppure un’offesa. Lingera è una parola assai diffusa nel gergo popolare dell’Italia settentrionale ed è conosciuto a macchia di leopardo anche nelle nostre valli e il suo significato può oscillare da lazzarone poco di buono a sprezzante del pericolo; o anche da allegeritore di portafogli a operaio orgoglioso del proprio mestiere. E le canzoni popolari riportano un po’ questo significato ambivalente sempre riferito ai minatori. Alla fine è stato scelto il titolo “I ghe ciameva lingere de galeria” proprio perché piaceva questo significato ambivalente, che però presuppone nel bene e nel male una buona dose di coraggio. Perché per andare all’avanzamento in galleria di coraggio ce ne voleva. E tanto. Questo lavoro è stato un vero e proprio scavo nella memoria ed infatti il titolo del progetto è “Lavoro sommerso. La memoria dei lavoratori della galleria Adige-Garda 1939-1959” e si è avvalso del contributo di un bando sulla valorizzazione della memoria delle comunità indetto dalla Fondazione Caritro.
Una cinquantina di testimoni sono stati le guide che hanno fatto capire qual è stato il loro lavoro, come lo hanno fatto, quali erano le attrezzature che hanno utilizzato, qual’era la loro paga. Hanno condotto per mano dentro la galleria e hanno fatto conoscere le paure e le ansie, i carri ponte e le perforatrici, i dumper e le pale meccaniche. Il racconto collettivo è stato raccolto in modo collettivo ed è stato ricomposto come un puzzle e suddiviso in argomenti a più mani. Il risultato è un affresco sociale ed economico degli anni ’50 del 900 che ha visto la rinascita dal dopo guerra senza badare troppo ai particolari. Del resto non ce se lo poteva permettere. Le nostre montagne sono state bucate come non mai portando all’estremo l’opera dei geni militari della Prima guerra mondiale. Le nuove tecnologie hanno permesso la realizzazione di fori più ampi e più lunghi: raggiungeranno alla fine degli anni ’50 il centinaio di chilometri e porteranno alla scomparsa di un lago, quello di Loppio (1959), alla seria possibilità della sparizione di un altro, quello di Serodoli (1954) sopra Campiglio , alla nascita di altri laghi come quello di Ponte Pià e alla trasformazione di alcuni di loro in bacini artificiali.
L’idea della galleria tra l’Adige e il Garda affonda le radici nel ‘700. Durante il 1800 l’Impero austroungarico interviene sul corso del fiume Adige e sui suoi affluenti, in particolare togliendo sei grosse anse nella Vallagarina, facendo così in modo di far smaltire più velocemente le eventuali piene ed evitando di costruire ponti. E’ attorno agli anni ’20 del 900 che ci si rese conto che questa aumentata velocità poteva creare grossi problemi a Verona ed alle località della provincia di Rovigo toccate dall’Adige. Si cominciò quindi a pensare di alleggerire la portata del fiume deviandone una parte nel lago di Garda. Le località prescelte furono due e cioè la stretta di Ceraino, che dista dal Garda solo 8 chilometri con un dislivello di appena 30 metri e Ravazzone di Mori, che dista quasi 10 chilometri con un dislivello di 100 metri. Proprio questo dato del dislivello fece pendere la scelta su Mori e finalmente nel 1939 iniziarono i lavori, che però furono sospesi nel 1943 durante la seconda guerra mondiale. I lavori ripresero nel 1954 e si conclusero nel 1959. La galleria fu utilizzata 11 volte, di cui ben 9 fra il 1960 ed il 1983: la portata massima è di 500 metri cubi al secondo e fu raggiunta nel 1966 quando vennero scaricati ben 64 milioni di metri cubi nel Garda con un innalzamento del livello del lago di 17 centimetri. Nel 2000 le competenze passarono dallo Stato alla Provincia e la galleria fu utilizzata nel 2000 e l’ultima volta nel 2002.
Gli operai morti nella costruzione della galleria furono 15.

Donato Riccadonna